In macchina, circa vent'anni fa, veniamo (io ed il mio ragazzo di allora) accostati da un'automobile, ci chiedono informazioni circa un indirizzo. Lui fornisce l'informazione richiesta e poi, voce tremante dall'emozione, sussurra alla passeggera dell'auto "E... tanti complimenti per la trasmissione" mentre io penso che vorrei sotterrarmi, scappare, dissolvermi. In breve: mi vergogno immensamente.
La passeggera in questione: una signora della tv di allora. Niente in contrario a lei personalmente né alla trasmissione che non ricordo neanche quale fosse e che comunque non guardavo, esattamente come la quasi totalità della tv di allora (e l'assoluta totalità di adesso).
Sta di fatto però che a me certe esternazioni, fanno ribrezzo.
In primo luogo trovo assurdo il sentirsi in qualche maniera privilegiati perché si ha potuto avere la "fortuna" di incontrare un qualsiasi personaggio più o meno famoso (televisione, politica, letteratura, comunque sia il solo "incontro" non mi smuove), ed in secondo luogo trovo una quasi intollerabile aggravante l'idiozia di prostrarsi (moralmente o fisicamente) dinnanzi al personaggio conosciuto solo per il fatto che questi è, appunto, conosciuto.
Ovviamente ci sono persone che io "conosco" e loro no, per il semplice fatto che sono conosciute ed io no, e che mi piacerebbe conoscere-senza-virgolette. Però per me conoscere-senza-virgolette significa che mi piacerebbe avere modo di passarci del tempo, chiacchierarci, prenderci un the, averci uno scambio dialettico di qualche genere. Conoscerle insomma nel senso reale del termine.
Mi è capitato di cercare di rispondere educatamente ai vari "ti presento tizio? Ti presento caia?" ed a volte ho accettato, altre volte no, ma sempre più per fare un favore a chi mi proponeva queste "conoscenze" che iniziano e si concludono con una stretta di mano e che, sinceramente, non mi danno niente se non il disagio di sentirmi mischiata nel novero dei lacché nell'animo, quelli che si sentono onorati di ricevere uno sguardo superficiale. Quelli che poi possono dire "Sai che CONOSCO il tizio?" oppure lasciar cadere, con nonchalance, "ah Caia, sì l'ho conosciuta nella tal occasione..."
Ecco, siccome io sono notoriamente snob, non mi sento migliore per il fatto di "conoscere" qualcuno ma non solo, non mi sento migliore nemmeno per conoscere-senza-virgolette chicchessia, non desidero che nessuno mi guardi con occhi diversi a causa di una mia, presunta o reale, vicinanza a chiunque.
Insomma, bastava dicessi che sono presuntuosa.
Ora che ho spiegato un po' il mio rapporto conflittuale con i portatori-di-famosità, posso iniziare a parlare di Cristiana Alicata che, alla fin fine, temo sia abbastanza conosciuta, quantomeno all'interno di "certi ambienti" (non è deliziosamente vacua questa locuzione? quali saranno questi ambienti? che vorrò dire? mah)
Si può dire che Cristiana Alicata la "conosco" (con virgolette), siamo all'entusiasmante livello di salutarci se ci incontriamo. Insomma lei sa chi sono io (nel senso del nome di battesimo) e chi è la mia compagna. Io di lei so un po' di più perché onestamente mi piace molto il suo blog e la leggo sempre volentieri. Per la verità la prima volta che l'ho incontrata dal vivo sono stata vittima di una di queste presentazioni forzate che, grazie al cielo, lei non ricorda (l'ho scoperto all'epoca della seconda, civile, presentazione. Mai stata tanto contenta di essere stata rimossa). Anche io provo a dimenticare.
Cristiana, le cui energie sinceramente invidio, fa di tutto, dalla politica ad un lavoro "serio" alla scrittrice. C'è chi sostiene che sia anche brava nelle sue varie attività, ma io non la conosco-senza-virgolette e posso esimermi dal dare un parere in merito.
In ogni caso io amo appassionatamente la lettura, non potevo non essere incuriosita dal suo ultimo libro, "Verrai a trovarmi d'inverno".
Ne ho lette alcune recensioni e le ho trovate tutte spudoratamente entusiaste il che mi ha fatto solo sospettare che fossero, in parte almeno, dovute più ad affetto per l'autrice che a reali meriti letterari.
Aggiungiamo "malfidata" a snob e presuntuosa.
Poi mi trovo davanti il libro.
Lo compro o non lo compro?
Ma se lo compro e lo vede non penserà che io... oddio... (immagini raccapriccianti dell'antico episodio con ragazzo emozionato dinnanzi alla personalità televisiva...).
E se lo compro poi dovrò dire cosa ne penso?
Ma sarà un libro così... carino al massimo... e se si offende?
Perché solo cose positive non posso scriverne, ASSOLUTAMENTE NO!, non la conosco (e quindi non c'è la questione delle recensioni carine per affetto), non intendo minimamente farmi confondere con le masse di lacché... (ma ce li avrà i lacché Cristiana? Boh...)
Ho deciso che l'avrei comprato (questa è scontata, deve ancora nascere il libro cui riesca a resistere a priori), letto, e che poi avrei magari scritto una piccola recensione cercando di essere onesta. Non troppo dura, in fondo la ragazza è simpatica no?, ma segnalandole sinceramente quello che mi era piaciuto meno. Sarei stata gentile però.
Il libro l'ho comprato e ficcato in borsa, manco l'avessi rubato.
Ho iniziato a leggerlo con sguardo "serenamente critico", cercando insomma di capire senza pregiudizio quello che non mi sarebbe piaciuto, quello che non andava bene. Ovviamente mi sono dedicata a questo compito con molta serietà, ed è solamente per questo che, preso il libro in mano, sono riuscita (malvolentieri) a posarlo solo dopo averne letta l'ultima pagina.
Finalmente a pagina 221 ho scoperto che la protagonista riceve una telefonata a Luglio e, conseguentemente a questa telefonata, a pagina 227 agisce a "fine Giugno". Sono tornata indietro un paio di volte a controllare, sembra proprio che sia così: c'è un errore!!
Purtroppo è assolutamente l'unica cosa che, con tutta la mia più buona volontà, posso riuscire a dire di "negativo" rispetto a questo libro quindi, per favore, se ci fosse una spiegazione logica che mi è sfuggita, non disilludetemi. Non sono psicologicamente in grado di dire solo del bene su questo libro, ho subito un trauma vent'anni fa ed ancora non ne esco.
Per il resto l'ho trovato un romanzo bellissimo (potrei anche metterci un punto esclamativo, ma non vorrei esagerare). Mi è piaciuta la quantità di personaggi, mi è piaciuta la narrazione non lineare (mi ha ricordato il movimento delle onde del mare), mi è piaciuto l'uso delle descrizioni non eccessive (almeno per quel che ritengo io essere una descrizione eccessiva) ma che pennellano qui e la i personaggi, i luoghi, i sentimenti. Sono stata accompagnata tra il presente e vari gradi di passato, il 68, il 77, Roma, Pantelleria, cuori spezzati e curati, amicizie, amori, struggimenti e speranze, amicizie, storie improbabili e probabilissime.
In questo libro ogni frase è importante, non tutto viene spiegato ed analizzato, le frasi a volte vengono buttate lì e devi capire tu (o, forse, avere pazienza e dopo qualche pagina magari l'autrice te lo spiega), alcuni sentimenti, pensieri, li ho percepiti più che leggerli. Non c'è niente in questo libro che mi ricordi la mia storia personale, però in qualche maniera ad un certo punto avrei voluto possederne dei pezzi, non necessariamente i più positivi. Mi sono trovata a desiderare di interagire con i personaggi, a pensare cosa avrei detto o fatto io al posto dell'una o dell'altro. Mi sono trovata con dei personaggi vivi.
Insomma il libro mi è intollerabilmente piaciuto, abbastanza da farmi sospettare che le recensioni potrebbero essere addirittura sobrie, quasi al punto di rischiare di farmi desiderare che pubblichi al più presto qualcos'altro, indubbiamente costretta a procurarmi gli scritti precedenti.
Spero che almeno nel libro (e nel racconto) precedente ci sia qualcosa da criticare.
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