Uno degli argomenti che ricorre ciclicamente riguarda la parola "lesbica". Una parola brutta oppure bella, di cui riappropriarsi oppure non proprio necessaria, c'è chi difende il "non definirsi" o l'utilizzare termini alternativi, chi difende strenuamente il termine.
Lesbica.
Sull'argomento non mi sono mai espressa però ci ho pensato tanto. Il termine, il suono, boh insomma, non è che lo trovassi un granché. A leggerlo ogni volta un piccolo trasalimento, al pronunciarlo ogni volta (perché sì, ho usato intenzionalmente questo termine più e più volte) una lievissima esitazione, la necessità di prendere uno slancio e sputare fuori la parola.
Lesbica.
Però mi sono detta che era necessario, io quella parola dovevo mandarla giù. Non ho voluto accettare lo stato delle cose, non mi è stato bene che una parola mi creasse problemi. Io mi sono sempre definita come un'amante delle parole e quella specifica parola, volente o nolente, dovevo digerirla.
Mi sono quindi sforzata di usarla, di leggerla, di guardarla in faccia, l'ho pensata, ne ho letto, l'ho corteggiata e nel contempo ho corteggiato me stessa e la mia autodefinizione che quella doveva essere: lesbica. Ma non riusciva a piacermi fino in fondo all'anima. Sono arrivata a poterla usare con una certa naturalezza, ma con la stessa naturalezza con cui posso dire di essere strabica (e, ahimé, pure quello sono): lo sono ma la parola "strabica" è brutta, lo "strabismo di venere" non mitiga nemmeno un po' quel che è e quindi non mi piace. Solo che lo strabismo è un difetto, essere lesbica no!
Poi sono accadute tante cose, ho passato una estate veramente faticosa fisicamente e psicologicamente ed alla fine, chissà quando, è successo.
Ieri ho iniziato a guardare un video nel quale una donna ha detto qualcosa tipo "noi lesbiche" o "le lesbiche", insomma ha pronunciato la parola e mi è piaciuta. Non "sopportata", non "tollerata", non "accettata", non uno qualsiasi degli "..ata" ma proprio piaciuta. Come quando si sente un termine musicale. Il mio cuore, giuro, ha fatto un piccolo sobbalzo. Ho ripetuto dentro di me: lesbica, lesbica, lesbica.
Ho fatto varie prove e continua a piacermi. Oggi ho letto delle prime (sicuramente non le ultime) polemiche riguardo al Fuori Salone delle Lesbiche ed, ancora, ho letto un termine che mi risuona musicale.
Lesbica.
Mi piace! Ma davvero eh, non tanto per dire, mi piace davvero. Una cosa tipo "ehi parla anche di me, sono io quella" ed è un "sono io" di quelli detti col sorriso e con gli occhi ridenti.
E quindi da oggi sono lesbica senza dovermi sforzare per dirlo, nemmeno un pochino. Anzi quasi quasi devo frenarmi per non iniziare ad importunare le persone per strada e dirlo pure a loro. Io sono lesbica, ed è una parola bellissima.
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